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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
“Se qualcosa può andar storto, lo farà”. Anche questa storia delle
ronde – appena diventate legge nell’Italia assediata dall’ossessione
sicurezza – rispetterà la prima legge di Murphy. Cittadini con
basco e pettorina (e torcia elettrica e cane lupo e telefonino) a
caccia, nel buio delle periferie, di una traccia da inseguire, di un
sospetto da segnalare, di un crimine da sventare. Tutto qui? Secondo
gli ottimisti sì, tutto qui, una normale “Passeggiata per la legalità”,
come la definiscono i ragazzi con la testa rasata di Forza Nuova a Torino intruppati in manipoli, o i militanti della Guardia Padana che si stanno organizzando tra le nebbie del Nord.
Invece no. Probabile – come ha avvertito per tempo l’ex prefetto Achille Serra – che prima o poi spunteranno le armi di difesa personale,
magari i coltelli e i bastguardia padana, forza nuova, oni, che
finiranno per coincidere con quelle di aggressione. Chi si avventurerà
di notte nel buio di un parco? Il più coraggioso? Il più aggressivo? Il
più spaccone? E siamo sicuri che la pattuglia di turno non regolerà i conti con un vicino di casa detestato, con un bar troppo rumoroso, con una palazzina abitata da stranieri? E se dovessero essere aggrediti da un
gruppo di spacciatori in fuga, come reagiranno i buoni cittadini delle
ronde? Chi avrà la peggio?
Dopo la rissa la vendetta. Dopo i feriti la spedizione puntiva: fa tutto parte delle normali reazioni a catena
che insanguinano le strade di infinite città del mondo. Per questo da
un paio di secoli, almeno nell’Occidente democratico, esistono forze di
sicurezza pubblica. Privatizzarle – con forza di legge – è il crimine di strada di uno Stato fallito.
(Articolo di Marco Travaglio)
Sul caso Englaro si è detto tanto, troppo, ma voglio dire anche io la mia: l'argomento è estremamente serio per esserne indifferenti.
Mi piacerebbe che si voti in favore dell'eutanasia, anche se alla Chiesa non fa piacere (si sa che l'Italia è un paese non laico piegato a 90° con il Vaticano). La vita deve avere una dignità, passare 17 anni stesi su un letto alimentati da un sondino nasogastrico che ti spara dentro il corpo una pappina liquida mista a medicine è la cosa più orribile che si possa fare ad un essere umano. Non si tratta di uccidere una persona, ma di accettarne la morte. Dignitosamente, appunto.
Come si fa a dare dell'assassino al padre? Se avesse voluto avrebbe tranquillamente portato la figlia in Svizzera, o si sarebbe tacitamente accordato con qualche medico o infermiere compiacente. Ha preferito percorrere la strada della Giustizia, e questo gli fa solo che onore.
Ma qui non è affatto in discussione il salvataggio o meno di una vita. Qui è in gioco un principio: che le sentenze definitive della magistratura si applicano senza che la politica possa metterci il becco. C'è una sentenza definitiva della Cassazione. Per ora è vero che non ci sono leggi specifiche sulla materia, ma la sentenza c'è, e si basa sull'articolo 32 della nostra Costituzione e sui diritti della persona. Non si può modificare una sentenza con una legge.
Tutto questo cosa vuol dire? Che la legge che viene portata al Parlamento potrebbe valere per il futuro, ma è assurdo che una legge fatta dopo possa cancellare un diritto acquisito prima. Invece, è proprio quello che stanno cercando di fare.
Praticamente, trasformano in delinquenti i familiari e i medici che stanno applicando la sentenza della Cassazione.
La legge dice: “state attenti, perché se rispettate la sentenza della Cassazione siete dei delinquenti perché io vi dico, dopo, che se fate quello che è stato stabilito dalla Cassazione prima violate la legge che io sto facendo dopo”.
La cosa disonorevole è proprio il comportamento del premier che, ancora una volta, con i suoi atteggiamenti dittatoriali, si ostina ad andare contro tutto e tutti, pur di sfasciare la Giustizia e la Costituzione. "Se la legge è incostituzionale, cambiamo la Costituzione". Pazzesco.
Il governo si impegni piuttosto alla redazione di un testo sul trattamento biologico nel pieno e conforme rispetto dell'articolo 32 della nostra (filo-sovietica?) Costituzione. Questo articolo, citato più volte in questi giorni, riguarda la tutela della salute e sostiene che "nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizioni di legge". Inoltre la Carta costituzionale sancisce che "la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana". Sottolineo che in Europa molti paesi hanno regolato la materia nel rispetto dei più basilari diritti all'autodeterminazione dell'individuo.
PS: Ho evitato di commentare le spiacevoli uscite del premier sulle mestruazioni di Eluana e sul fatto che avrebbe potuto fare dei figli. Sono bestiali oscenità che si commentano da sole.
(Il post riprende a tratti un articolo di Marco Travaglio pubblicato nella rubrica 'Passaparola' sul suo blog)
Questo blog non si occupa di Eluana Englaro perché ha troppo rispetto per i misteri del dolore, della vita e della morte. Ma non possiamo non occuparci, ancora una volta, di un governo indecente e di un premier fuori controllo che ieri, dopo la bocciatura del suo demenziale decreto incostituzionale e vergognoso, ha sostenuto che Eluana sta benissimo, tanto che potrebbe persino avere figli.
In attesa che ci racconti una barzelletta sui malati terminali in coma vegetativo, sulla scia di quelle sull’Olocausto e sulle ragazze stuprate, sarebbe il caso che qualcuno provvedesse a un TSO (trattamento sanitario obbligatorio). In un paese perlomeno decente, in casi come questo arrivano due infermieri e portano via il soggetto in ambulanza, per sottoporlo ad accurati accertamenti.
Quanto poi a quel che è accaduto in queste ultime ore tra il Quirinale e Palazzo Chigi, prepariamoci a leggere le “indiscrezioni” dei “retroscenisti” che, a seconda degli schieramenti, faranno apparire il capo dello Stato o il capo del governo come eroi della resistenza. Io preferisco guardare al risultato finale. Berlusconi ha ottenuto ciò che voleva: dimostrare al Vaticano di aver fatto tutto il possibile per compiacere le gerarchie ecclesiastiche (si spera non tutte) e i loro seguaci più ottusi. Napolitano ha ottenuto ciò che voleva: dimostrare che, almeno una volta nella vita, ha avuto il coraggio di rimandare indietro una legge vergogna, altrettanto incostituzionale quanto il lodo Alfano o la schedatura ai bambini rom o l’aggravante razziale per gli immigrati clandestini o il decreto sui rifiuti in Campania. In più, se c’era qualche speranza che il Quirinale bocciasse la legge-porcata sulle intercettazioni o la controriforma della giustizia varata ieri dal Consiglio dei ministri o il nuovo pacchetto sicurezza che legalizza le ronde padane e impone ai medici di denunciare i malati clandestini, ora quelle possibilità si riducono al lumicino: un intero esercito di pompieri si scatenerà per spegnere i fuochi di questo “scontro fra Napolitano e Berlusconi” e per riportare la pace tra i due palazzi. Così Berlusconi uscirà, ancora una volta, vincitore: a lui, di Eluana, non frega nulla. A lui interessa distruggere la Giustizia. E da stasera ha qualche chance in più di farcela.
(Fonte: Marco Travaglio, voglioscendere.it)
“Una persona che potrebbe anche in ipotesi generare un figlio in stato vegetativo” spiega il dottor Berlusconi, dopo avere esaminato la cartella clinica della signorina Eluana Englaro. Fantastica e illuminante ammissione involontaria, questa del Presidente del Consiglio: una donna, per i talebani e per gli opportunisti, è una fotocopiatrice biologica, un apparecchio di riproduzione, semplice terra nella quale buttare un seme e poi vederlo germogliare, senza che la terra stessa, fertile, ma sorda, possa obbiettare. La sua volontà non conta. Le donne, come la terra, non possono decidere se e quando generare, nella visione di questi seminatori assoluti.
Il solo fatto che questa ipotesi sia stata pensata, senza avere visto le immagini di quei resti umani che rendono disumano il solo pensiero di una gravidanza, dimostra la desolazione morale e la insensibilità di chi l’ha formulata. Ora quel corpo è stato anche, figurativamente, violentato nella sua intimità più vulnerabile.
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Proviamo a girare il tavolo, nella guerra dichiarata dal governo alla famiglia Englaro e alla magistratura italiana. Se tutti i tribunali avessero sentenziato in via definitiva e inappellabile che i resti della signorina Eluana devono essere mantenuti in alimentazione forzata “sine die” e il governo avesse varato un decreto d’urgenza per staccarle invece il sondino, oggi giustamente grideremmo all’invasione di campo e alla barbarie, se non al colpo di stato.
L’esecutivo e il legislativo, nelle democrazie reali, possono fare tutte le leggi che vogliono purchè abbiano i voti e non violentino la Costituzione, possono graziare, perdonare o ridurre le pene a un condannato, ma non possono dichiararlo innocente o proclamare colpevole un assolto in via definitiva.
Immaginiamo se, tanto per fare un esempio a caso, un ministro o un presidente del consiglio fosse riconosciuto colpevole di qualche reato fino alla Cassazione e il governo, per decreto, bloccasse l’applicazione della sentenza. Impossibile da immaginare? Non in Italia, dove si sta tentando di introdurre, su un corpo torturato da 17 anni, l’ eutanasia della Costituzione. Fu quella la ragione per la quale i tribunali americani respinsero seccamente il goffo e demagogico tentativo di Bush e della allora maggioranza repubblicana di impedire l’applicazione della sentenza che permetteva - non imponeva - la fine del dramma di Terri Schiavo.
Per quanto rappresentino una goccia nell’immenso mare di Facebook, la presenza di gruppi inneggianti alla mafia e alla violenza in genere ha avuto una conseguenza anche politica.
Il famoso “Pacchetto Sicurezza” prevede alcune norme specifiche contro l’apologia di reato e per il reato di istigazione a delinquere «mezzo della stampa, in via telematica sulla rete Internet, o con altro mezzo di propaganda». Secondo un emendamento all’art. 50, infatti, questi crimini devono essere segnalati dall’autorità giudiziaria al Ministero dell’Interno che provvede poi a notificarli ai provider.
Una volta ricevuta la notifica, i provider hanno 24 ore di tempo per mettere in opera un filtro destinato ad evitare che gli utenti possano accedere al luogo del misfatto.
I problemi di questo provvedimento appaiono lampanti. Innanzitutto, restando su Facebook, per i provider è impossibile, o quanto meno complicato, riuscire a bloccare un singolo gruppo e non tutto il sito.
L’altro problema riguarda, invece, l’utilizzo di questo tipo di provvedimenti che, essendo delle misure preventive, potrebbero bloccare gruppi, forum e siti in generale senza un’adeguata valutazione dell’effettiva sussistenza del reato.
(Fonte: Michele C. Soccio per oneweb20.it)
Negli ultimi tempi sta dilagando il fenomeno Facebook. Avere un profilo sul famoso social network fa ormai tendenza e molti internauti sono stati “contagiati” dalla possibilità di diventare amici degli amici e trovare su Facebook la possibilità di ampliare il loro giro di conoscenze.
I rischi per la riservatezza sono comunque in agguato, perché diffondere informazioni personali sulla rete può portare a vedersi pubblicata la nostra vita su un giornale. Sembra assurdo, ma invece è accaduto veramente.
È quanto è successo ad un ragazzo di nome Marc, il cui cognome è stato tenuto riservato che ha costantemente aggiornato il suo profilo su Facebook e ha pubblicato 17.000 foto su Flickr. Grazie a tutte queste informazioni che il giovane ha dato di sè sul Web, un giornalista della rivista bimestrale “Le Tigre” ha ricostruito in maniera dettagliata la sua vita.
Le informazioni sulla vita di Marc ottenute mediante una sintesi e pubblicate sulla rivista hanno chiaramente indicato che si tratta di un ragazzo che lavora in uno studio di architettura, che viaggia spesso,che ha avuto una storia con una certa Jennifer e un flirt con una ragazza di nome Claudia.
Il protagonista della vicenda ha dichiarato che, almeno inizialmente, ha avuto paura, soprattutto perchè la vicenda coinvolgeva anche altre persone. Raphaël Meltz, il direttore della rivista ha spiegato che il tutto è stato una vera e propria provocazione per dimostrare come diffondere le proprie informazioni su Internet può essere pericoloso.
A parte le questioni sulla privacy che la vicenda apre, il fatto che è accaduto fa comprendere come l’intreccio tra vita reale e vita virtuale è ricco di interrelazioni e che non si può pensare di immettere sulla rete dettagli privati, pensando che restino racchiuse in un mondo alieno dal reale. Il mondo di Internet è infatti sempre più vicino a quello della vita reale.
(Fonte: Giorgio Rini per oneweb20.it)
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