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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Questo blog non si occupa di Eluana Englaro perché ha troppo rispetto per i misteri del dolore, della vita e della morte. Ma non possiamo non occuparci, ancora una volta, di un governo indecente e di un premier fuori controllo che ieri, dopo la bocciatura del suo demenziale decreto incostituzionale e vergognoso, ha sostenuto che Eluana sta benissimo, tanto che potrebbe persino avere figli.
In attesa che ci racconti una barzelletta sui malati terminali in coma vegetativo, sulla scia di quelle sull’Olocausto e sulle ragazze stuprate, sarebbe il caso che qualcuno provvedesse a un TSO (trattamento sanitario obbligatorio). In un paese perlomeno decente, in casi come questo arrivano due infermieri e portano via il soggetto in ambulanza, per sottoporlo ad accurati accertamenti.
Quanto poi a quel che è accaduto in queste ultime ore tra il Quirinale e Palazzo Chigi, prepariamoci a leggere le “indiscrezioni” dei “retroscenisti” che, a seconda degli schieramenti, faranno apparire il capo dello Stato o il capo del governo come eroi della resistenza. Io preferisco guardare al risultato finale. Berlusconi ha ottenuto ciò che voleva: dimostrare al Vaticano di aver fatto tutto il possibile per compiacere le gerarchie ecclesiastiche (si spera non tutte) e i loro seguaci più ottusi. Napolitano ha ottenuto ciò che voleva: dimostrare che, almeno una volta nella vita, ha avuto il coraggio di rimandare indietro una legge vergogna, altrettanto incostituzionale quanto il lodo Alfano o la schedatura ai bambini rom o l’aggravante razziale per gli immigrati clandestini o il decreto sui rifiuti in Campania. In più, se c’era qualche speranza che il Quirinale bocciasse la legge-porcata sulle intercettazioni o la controriforma della giustizia varata ieri dal Consiglio dei ministri o il nuovo pacchetto sicurezza che legalizza le ronde padane e impone ai medici di denunciare i malati clandestini, ora quelle possibilità si riducono al lumicino: un intero esercito di pompieri si scatenerà per spegnere i fuochi di questo “scontro fra Napolitano e Berlusconi” e per riportare la pace tra i due palazzi. Così Berlusconi uscirà, ancora una volta, vincitore: a lui, di Eluana, non frega nulla. A lui interessa distruggere la Giustizia. E da stasera ha qualche chance in più di farcela.
(Fonte: Marco Travaglio, voglioscendere.it)
“Una persona che potrebbe anche in ipotesi generare un figlio in stato vegetativo” spiega il dottor Berlusconi, dopo avere esaminato la cartella clinica della signorina Eluana Englaro. Fantastica e illuminante ammissione involontaria, questa del Presidente del Consiglio: una donna, per i talebani e per gli opportunisti, è una fotocopiatrice biologica, un apparecchio di riproduzione, semplice terra nella quale buttare un seme e poi vederlo germogliare, senza che la terra stessa, fertile, ma sorda, possa obbiettare. La sua volontà non conta. Le donne, come la terra, non possono decidere se e quando generare, nella visione di questi seminatori assoluti.
Il solo fatto che questa ipotesi sia stata pensata, senza avere visto le immagini di quei resti umani che rendono disumano il solo pensiero di una gravidanza, dimostra la desolazione morale e la insensibilità di chi l’ha formulata. Ora quel corpo è stato anche, figurativamente, violentato nella sua intimità più vulnerabile.
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Proviamo a girare il tavolo, nella guerra dichiarata dal governo alla famiglia Englaro e alla magistratura italiana. Se tutti i tribunali avessero sentenziato in via definitiva e inappellabile che i resti della signorina Eluana devono essere mantenuti in alimentazione forzata “sine die” e il governo avesse varato un decreto d’urgenza per staccarle invece il sondino, oggi giustamente grideremmo all’invasione di campo e alla barbarie, se non al colpo di stato.
L’esecutivo e il legislativo, nelle democrazie reali, possono fare tutte le leggi che vogliono purchè abbiano i voti e non violentino la Costituzione, possono graziare, perdonare o ridurre le pene a un condannato, ma non possono dichiararlo innocente o proclamare colpevole un assolto in via definitiva.
Immaginiamo se, tanto per fare un esempio a caso, un ministro o un presidente del consiglio fosse riconosciuto colpevole di qualche reato fino alla Cassazione e il governo, per decreto, bloccasse l’applicazione della sentenza. Impossibile da immaginare? Non in Italia, dove si sta tentando di introdurre, su un corpo torturato da 17 anni, l’ eutanasia della Costituzione. Fu quella la ragione per la quale i tribunali americani respinsero seccamente il goffo e demagogico tentativo di Bush e della allora maggioranza repubblicana di impedire l’applicazione della sentenza che permetteva - non imponeva - la fine del dramma di Terri Schiavo.
Per quanto rappresentino una goccia nell’immenso mare di Facebook, la presenza di gruppi inneggianti alla mafia e alla violenza in genere ha avuto una conseguenza anche politica.
Il famoso “Pacchetto Sicurezza” prevede alcune norme specifiche contro l’apologia di reato e per il reato di istigazione a delinquere «mezzo della stampa, in via telematica sulla rete Internet, o con altro mezzo di propaganda». Secondo un emendamento all’art. 50, infatti, questi crimini devono essere segnalati dall’autorità giudiziaria al Ministero dell’Interno che provvede poi a notificarli ai provider.
Una volta ricevuta la notifica, i provider hanno 24 ore di tempo per mettere in opera un filtro destinato ad evitare che gli utenti possano accedere al luogo del misfatto.
I problemi di questo provvedimento appaiono lampanti. Innanzitutto, restando su Facebook, per i provider è impossibile, o quanto meno complicato, riuscire a bloccare un singolo gruppo e non tutto il sito.
L’altro problema riguarda, invece, l’utilizzo di questo tipo di provvedimenti che, essendo delle misure preventive, potrebbero bloccare gruppi, forum e siti in generale senza un’adeguata valutazione dell’effettiva sussistenza del reato.
(Fonte: Michele C. Soccio per oneweb20.it)
Negli ultimi tempi sta dilagando il fenomeno Facebook. Avere un profilo sul famoso social network fa ormai tendenza e molti internauti sono stati “contagiati” dalla possibilità di diventare amici degli amici e trovare su Facebook la possibilità di ampliare il loro giro di conoscenze.
I rischi per la riservatezza sono comunque in agguato, perché diffondere informazioni personali sulla rete può portare a vedersi pubblicata la nostra vita su un giornale. Sembra assurdo, ma invece è accaduto veramente.
È quanto è successo ad un ragazzo di nome Marc, il cui cognome è stato tenuto riservato che ha costantemente aggiornato il suo profilo su Facebook e ha pubblicato 17.000 foto su Flickr. Grazie a tutte queste informazioni che il giovane ha dato di sè sul Web, un giornalista della rivista bimestrale “Le Tigre” ha ricostruito in maniera dettagliata la sua vita.
Le informazioni sulla vita di Marc ottenute mediante una sintesi e pubblicate sulla rivista hanno chiaramente indicato che si tratta di un ragazzo che lavora in uno studio di architettura, che viaggia spesso,che ha avuto una storia con una certa Jennifer e un flirt con una ragazza di nome Claudia.
Il protagonista della vicenda ha dichiarato che, almeno inizialmente, ha avuto paura, soprattutto perchè la vicenda coinvolgeva anche altre persone. Raphaël Meltz, il direttore della rivista ha spiegato che il tutto è stato una vera e propria provocazione per dimostrare come diffondere le proprie informazioni su Internet può essere pericoloso.
A parte le questioni sulla privacy che la vicenda apre, il fatto che è accaduto fa comprendere come l’intreccio tra vita reale e vita virtuale è ricco di interrelazioni e che non si può pensare di immettere sulla rete dettagli privati, pensando che restino racchiuse in un mondo alieno dal reale. Il mondo di Internet è infatti sempre più vicino a quello della vita reale.
(Fonte: Giorgio Rini per oneweb20.it)
Napoli, 9 dic. - (Adnkronos) - Superata la prova del primo week end del Viaggio nella memoria, il primo dei sei viaggi creati dall'Assessorato al Turismo e Beni Culturali della Regione Campania per arricchire l'offerta turistica del territorio. Napoli inverte la tendenza negativa delle citta' d'arte dell'ultima stagione con il 78% di occupazione degli Hotel, con molti casi di tutto esaurito. Grazie alla campagna di comunicazione sui sei viaggi in Campania ed il ricco programma di eventi, mostre, concerti, percorsi enogastronomici Napoli ritorna ad essere meta privilegiata per il periodo natalizio.
Il monitoraggio dell'occupazione alberghiera nella citta' di Napoli nel week-end dell'Immacolata effettuato su un campione rappresentativo di strutture alberghiere di categoria medio-alta (3, 4 e 5 stelle) si evince che nell'intero week-end , con pernottamenti nelle notti del 5-6-7 dicembre l'occupazione media e' stata pari al 67% in linea con il dato delle previsioni sulle prenotazioni. Nei giorni di sabato e domenica l'occupazione e' salita al 78%.
I dati sono stati raccolti attraverso il progetto "MoniTur", un sistema di rilevazione via web dell'occupazione alberghiera, realizzato dal Dipartimento di Matematica e Statistica dell'Universita' Federico II di Napoli con il contributo dell'Assessorato al Turismo e ai Beni Culturali della Regione Campania.
Nemmeno il tempo di rendersi conto della vittoria di Barack Obama alle elezioni Presidenziali Americane, che Silvio Berlusconi colpisce ancora, come solo lui sa fare. Il Premier Italiano, a Mosca per un incontro con il presidente russo Medvedev, saluta il nuovo Presidente Americano con queste parole: "Barack Obama? E' giovane, bello e abbronzato". "Gli ho fatto un grande complimento, una carineria assoluta" - risponderà più tardi a chi gli fa notare che forse è andato un pò troppo oltre - "se non hanno il sense of humour allora vuol dire che gli imbecilli sono scesi in campo, che se ne vadano a...".
Da subito s'è alzato un tremendo polverone, con l'opposizione che chiede al Premier di scusarsi e la maggioranza che si affanna a cercare di mettere una pezza e minimizzare sull'accaduto. Come se fossero obbligati, oltre a governare, anche a rimediare alle gaffe del Presidente.
Noto con dispiacere che si è persa l'abitudine ad assumersi le proprie responsabilità. Un Presidente non può rivolgersi così ad un altro Presidente. Obama non ha la pelle abbronzata. Obama ha la pelle nera. Ha origini Africane. Non si abbronzano, gli Africani. E' la loro carnagione naturale. Hanno la pelle scura di default. Mi torna in mente il 4 ottobre 2007, quando l'allora ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa ironizzò brutalmente: "Mandiamo i bamboccioni fuori di casa". Fu un putiferio (giustamente). Ma assumersi le proprie responsabilità vuol dire prendere le distanze da quelle che sono frasi sbagliate. E così fecero, gli uomini allora al Governo, suoi compagni di coalizione. "Bamboccioni? Una battuta infelice" commentò Veltroni. Che proseguì: "La condizione di vita di quei ragazzi è il principale problema di questo paese. I ragazzi oggi affrontano un viaggio nell’incertezza e meritano non solo il rispetto ma anche l’accompagnamento nella ricerca di opportunità".
Questo vuol dire assumersi le proprie responsabilità. Non si deve necessariamente piegare la testa e giustificare tutto, solo perché l'ha detto un tuo compagno di governo. A maggior ragione se l'ha detto il Capo del Governo di cui fai parte. Ci rimetti anche tu la faccia. Ma forse sono d'accordo anche loro. E così il revisionismo storico continua ad avanzare, e il razzismo continua a serpeggiare, silenzioso ma inesorabile. Dopo gli incendi ai campi Rom, le impronte digitali prese a seconda della nazionalità e le sagome di uomini di colore disegnate dai bambini ridipinte di bianco da ignoti durante la notte, ci tocca assistere ad un Governo unito nel difendere chi definisce abbronzato un uomo di pelle nera. Lo stesso che ha definito "coglioni" tutti quelli che votano contro di lui e "kapò" il socialista tedesco Schulz.
E a Gasparri, che ha avuto il coraggio di dire: "Ha vinto Obama, Al Qaeda ora forse è più contenta", vorrei far notare che ad Al Qaeda forse stava meglio Bush, dal momento che era in affari, in qualità di petroliere, con il fratello di Bin Laden.
La differenza tra il popolo di destra e il popolo di sinistra sta proprio in questo: riuscire a contestare anche chi hai votato, seguendo coerentemente le tue idee. La contestazione interna è la cosa che più di ogni altra mi rende orgogliosamente di sinistra. Se una cosa non mi va bene non la accetto, anche se l'ha fatta l'uomo al quale ho dato la mia preferenza elettorale. Anzi, forse con lui sono critico ancor di più. E se sbaglia a parlare, è giusto che si corregga. Il popolo di destra invece accetta passivamente qualsiasi decisione. Ha bisogno di un Capo che prenda qualsiasi tipo di decisione, loro poi si adattano. E il Capo può dire qualsiasi cosa: ha sempre ragione, o va sempre scusato. Il Pastore e le Pecorelle. Io non sono una Pecorella. Ho un cervello mio.
Quindi, caro Berlusconi, l'abbronzato sarai tu. E coglioni e imbecilli sarete voi, care pecorelle che vi affannate a difendere le parole del Capo. Noi siamo NERI. E orgogliosi di esserlo.
Il 5 novembre 2008 sarà un giorno da ricordare: alla guida della più grande potenza economica e politica del mondo è andato il Partito Democratico. L'uomo più potente del mondo è di colore ed ha 47 anni. Gli Americani hanno scelto: Barak Obama sarà il loro 44° Presidente.
Come ho detto prima, Obama ha 47 anni: dato che in America non è possibile governare per più di due legislature (che a differenza dell'Italia sono di 4 anni l'una), nella migliore delle ipotesi a 55 anni dovrà lasciare la politica e guadagnarsi da vivere con un altro mestiere. A 47 anni (ma anche a 55) qui da noi se sei in politica sei ancora un portaborse. Se sei in politica. Perché c'è una persona, in Italia, che in politica ci è entrata a 58 anni. Prima faceva l'imprenditore: edilizia, telecomunicazioni ed editoria. Poi la discesa in campo nel 1994, e la prima vittoria elettorale. La prima, perché poi ce ne saranno altre: l'ultima proprio nel 2008, a 14 anni dalla sua discesa in campo. Si perché da noi non c'è alcun limite di legislature. Ma non è uno scandalo se si pensa che in Senato c'è una persona che ha 90 anni, e che ha preso parte, nel 1948, all'Assemblea Costituente della Repubblica Italiana. 60 anni esatti sulla scena politica italiana, non male direi. Poi capita che questo arzillo vecchietto si faccia ospitare la domenica sera sulle reti televisive di proprietà del Capo del Governo (si, in Italia il Capo del Governo può possedere anche 3 reti televisive, e allora?) e sia colto da improvviso malore: beh, alla sua età stare in mezzo a giovani donne procaci deve fare un certo effetto...
Ma ritorniamo all'America e al suo Presidente: ci ho tenuto a specificare che è un uomo di colore per un motivo ben preciso: è figlio di un immigrato del Kenia che ha sposato una donna statunitense. In Italia essere figlio di un genitore straniero non ti rende neanche italiano! E' probabile che tu non possa stare, da bambino, nella stessa classe di altri italiani: il Governo attuale ha proposto infatti l'istituzione di classi separate per figli di immigrati... che strani 'sti americani, loro i figli di immigrati li fanno addirittura Presidenti! Ma non è che in Italia c'è razzismo, no! E' una questione di abitudine... d'altra parte al Governo c'è un partito che dal giorno della sua fondazione auspica il federalismo su base regionale: la Padania e la Terronia. E per rafforzare il concetto gli esponenti di questo partito, tra i quali ci sono ben 4 Ministri della Repubblica, ad ogni comizio non perdono occasione per vilipendiare la Bandiera, simbolo d'Unità Nazionale, e oltraggiare con gestacci l'Inno Nazionale.
Un'altra stranezza tutta americana: all'indomani dalle elezioni, il candidato della destra statunitense, lo sconfitto John McCain, ha dichiarato in un comizio: "Obama, questa è la tua vittoria, ho perso per i miei demeriti, sei anche il mio Presidente, ti auguro di governare bene". In Italia nel 2006 lo sconfitto Silvio Berlusconi rifiutò di stringere la mano al neo-eletto Romano Prodi, e, alla caduta del suo governo, tra i banchi dell'opposizione - in Parlamento - c'era gente che stappava bottiglie di spumante e mangiava mortadella con le mani... in Parlamento, appunto. Perchè in Senato c'era chi sputava addosso altre persone. Beh, altre abitudini...
Sto provando ad immaginare il neo-eletto Barak Obama che in 25 giorni si fa approvare dal suo parlamento una legge incostituzionale che lo protegge da qualsiasi processo a suo carico: uno scudo spaziale, insomma. Non gli potrà essere contestato alcun reato, che sia stato commesso prima o dopo la sua carriera politica, e di qualsiasi entità esso sia: stupro, omicidio, furto, nulla gli potrà essere contestato. Non credo durerebbe a lungo. Ma temo non durerebbe in alcuna Democrazia al mondo. Ma in Italia si. Beh, ma è ovvio: il nostro Presidente è sceso in politica apposta per farsi delle leggi ad personam per evitare il carcere, ci mancherebbe che dopo tutti questi sforzi il parlamento non gli approvasse questa legge! Un pò di coerenza, per Giove! Massì perché se in Italia commetti dei reati non vai in galera: ti fai eleggere, magari sfruttando giornali e televisioni di tua proprietà per farti un pò di sana propaganda, e ti fai lo scudo spaziale. O al massimo depenalizzi il reato. Poi se costruisci interi quartieri abusivamente c'è il condono edilizio, mica lo smantellamento! Diamine, vogliamo premiarli 'sti sforzi o no?
Sempre a proposito di sforzi premiati: correva l'anno 1995 quando l'allora Presidente degli Stati Uniti, tale Bill Clinton è incappato in uno scandalo giornalisticamente noto come Sexgate: con una stagista di nome Monica Lewinsky ebbe incontri erotici nella sala ovale della Casa Bianca. Questo episodio ha influenzato molto la seconda Presidenza di Clinton, in particolare costringendo quest'ultimo a subire un lungo procedimento giudiziario. La stagista, nonostante il sacrificio, non ha tratto nessun giovamento politico dall'accaduto. In Italia invece una giovane modella di calendari e valletta televisiva, all'epoca dei fatti impegnata con il grandissimo Davide Mengacci in una trasmissione di ricette culinarie in onda la domenica mattina, ha avuto la fortuna di incontrare il Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi. Dopo le ripetute avances di quest'ultimo pare sia avvenuto il fatidico incontro di carattere sessuale. Dico pare, perchè le presunte prove telefoniche della vicenda sono tenute forzatamente nascoste dallo stesso Presidente (non pensate subito alla censura, siete i soliti maliziosi...). Bene, da quel momento giustizia è stata fatta: la giovane e bellissima donna ha finalmente ottenuto ciò che le spetta: la poltrona del Ministero delle Pari Opportunità! Siamo davvero un Paese Democratico! Solo che stranamente quando qualcuno prova ad accennare a questa amorevole vicenda, dai protagonisti scattano continue querele e richieste di risarcimento danni. Forse non vogliono che gli sia fatta pubblicità gratuita... Che animi nobili!
Mi viene voglia di trasferirmi in America... Lo slogan elettorale di Obama è stato: "CHANGE: YES WE CAN". POSSIAMO CAMBIARE. Vi prego, invadeteci. Invadeteci, e cambiate anche noialtri...
In un vecchio film, Totò truffava un disoccupato assumendolo per censire i piccioni di piazza San Marco. E forse è a quello che si sono ispirati i dirigenti di Palazzo della Signoria nell'assegnare una delle consulenze più folli degli ultimi anni. Il Comune di Firenze, guidato da Leonardo Domenici, ha pagato un professionista esterno per contare le rastrelliere delle biciclette. Avete letto bene: uno specialista per il monitoraggio dello stato delle rastrelliere dove si parcheggiano i velocipedi. Compenso per la missione: ben 12.600 euro. Possibile che tra tutti i dipendenti del municipio fiorentino non ci fosse nessuno per svolgere lo stesso lavoro? La vicenda, che risale al dicembre 2003 ed è stata rivelata dal Corriere di Firenze, è emersa grazie a un'inchiesta della Finanza. Adesso la Corte dei Conti ha chiesto spiegazioni al dirigente del Comune: la magistratura vuole sapere come è possibile che nessun dipendente fosse in grado di portare a compimento lo stesso censimento. Il funzionario nel mirino non è un travet qualunque, ma l'ex presidente dell'ordine degli architetti. A proposito, la Guardia di Finanza ha trovato anche un'altra consulenza sorprendente: un dossier sullo stato dei bagni pubblici. Impresa per cui un professionista esterno ha ricevuto tremila euro. Almeno in questo caso, si può letteralmente parlare di soldi buttati nel gabinetto.
Fonte: www.spreconi.it
Ogni tanto qualche politico inventa uno slogan e offre panacenee per i mali del Paese. Molti di questi slogan restano tali, altri si trasformano in progetti ma il risultato è sempre lo stesso: i problemi rimangono irrisolti. In più molto spesso viene bruciata qualche vagonata di denaro pubblico. Nel caso della sicurezza, l'arma fine del mondo viene evocata spesso da destra e sinistra. Uno di questi strumenti miracolosi è il braccialetto elettronico, il dispositivo che dovrebbe permettere di trasferire i detenuti dalle carceri al loro domicilio, trasmettendo l'allarme nel caso in cui si allontanino. Un congegno che negli Usa funziona molto bene, perché applicato in un sistema giudiziario diverso e in una gestione infinitamente più rigorosa: se sgarri, non hai scampo. Qui da noi, il sistema rischia di avere costi superiori ai benefici. E di non funzionare da deterrente verso nuovi reati. Quanto a costi, gli italiani li stanno già pagando. La prima volta che si decise di lanciare la sperimentazione del braccialetto fu firmato un bel contratto con Telecom: undici milioni l'anno per 400 apparecchi. Il contratto è partito nel 2003 con scadenza nel 2011 ma dopo due anni si è deciso di fermare tutto e i dispositivi sono sostanzialmente inutilizzati. Come riferisce il Sole24ore, la sperimentazione ha mostrato tutti i limiti dell'iniziativa: funziona entro un raggio limitato - 100-200 metri - e spesso il segnale scompare anche se il detenuto va in cantina o in un angolo coperto. Insomma: non alleggerisce il carico di polizia e carabinieri e non permette di intervenire rapidamente in caso d'evasione. Gioielleria penale. Che oggi viene riscoperta dai due ministri Alfano e Maroni, con scarse possibilità di successo: il contratto con Telecom impedisce di provare altri prodotti tecnologici. E, soprattutto, è un'illusione credere che esista una bacchetta magica per i problemi della giustizia: servono riforme, investimenti e competenze. Nel frattempo, però, sarebbe urgente evitare di buttare via quelle poche risorse disponibili, in denaro e in personale.
Fonte: www.spreconi.it
Chi mi conosce sa che io sono "tutto muscoli e niente cervello". Allora chiedo a voi di spiegarmi, miei eruditi lettori, perchè quando Prodi annunciava una fusione con Air France e 1750 esuberi si gridava allo scandalo e adesso che Berlusconi annuncia 5000 esuberi (e tutte le maggiori compagnie mondiali si stanno unendo tra loro a causa della crisi del settore, vedi fusione tra British Airways e Iberia) nessuno si lamenta? A proposito: ma poi chi è la salverà st'Alitalia? della cordata italiana neanche l'ombra, c'è stato solo il famoso prestito-ponte già peraltro duramente criticato dall'Unione Europea...
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08/09/2010 @ 18.15.06
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