Barack Obama

Mi viene voglia di trasferirmi in America

5 novembre 2008, un giorno da ricordare: Barak Obama è il 44° Presidente degli Stati Uniti d’America.

Il 5 novembre 2008 sarà un giorno da ricordare: alla guida della più grande potenza economica e politica del mondo è andato il Partito Democratico. L’uomo più potente del mondo è di colore ed ha 47 anni. Gli Americani hanno scelto: Barak Obama sarà il loro 44° Presidente.

Come ho detto prima, Obama ha 47 anni: dato che in America non è possibile governare per più di due legislature (che a differenza dell’Italia sono di 4 anni l’una), nella migliore delle ipotesi a 55 anni dovrà lasciare la politica e guadagnarsi da vivere con un altro mestiere. A 47 anni (ma anche a 55) qui da noi se sei in politica sei ancora un portaborse. Se sei in politica. Perché c’è una persona, in Italia, che in politica ci è entrata a 58 anni. Prima faceva l’imprenditore: edilizia, telecomunicazioni ed editoria. Poi la discesa in campo nel 1994, e la prima vittoria elettorale. La prima, perché poi ce ne saranno altre: l’ultima proprio nel 2008, a 14 anni dalla sua discesa in campo. Si perché da noi non c’è alcun limite di legislature. Ma non è uno scandalo se si pensa che in Senato c’è una persona che ha 90 anni, e che ha preso parte, nel 1948, all’Assemblea Costituente della Repubblica Italiana. 60 anni esatti sulla scena politica italiana, non male direi. Poi capita che questo arzillo vecchietto si faccia ospitare la domenica sera sulle reti televisive di proprietà del Capo del Governo (si, in Italia il Capo del Governo può possedere anche 3 reti televisive, e allora?) e sia colto da improvviso malore: beh, alla sua età stare in mezzo a giovani donne procaci deve fare un certo effetto…

Ma ritorniamo all’America e al suo Presidente: ci ho tenuto a specificare che è un uomo di colore per un motivo ben preciso: è figlio di un immigrato del Kenia che ha sposato una donna statunitense. In Italia essere figlio di un genitore straniero non ti rende neanche italiano! E’ probabile che tu non possa stare, da bambino, nella stessa classe di altri italiani: il Governo attuale ha proposto infatti l’istituzione di classi separate per figli di immigrati… che strani ‘sti americani, loro i figli di immigrati li fanno addirittura Presidenti! Ma non è che in Italia c’è razzismo, no! E’ una questione di abitudine… d’altra parte al Governo c’è un partito che dal giorno della sua fondazione auspica il federalismo su base regionale: la Padania e la Terronia. E per rafforzare il concetto gli esponenti di questo partito, tra i quali ci sono ben 4 Ministri della Repubblica, ad ogni comizio non perdono occasione per vilipendiare la Bandiera, simbolo d’Unità Nazionale, e oltraggiare con gestacci l’Inno Nazionale.

Un’altra stranezza tutta americana: all’indomani dalle elezioni, il candidato della destra statunitense, lo sconfitto John McCain, ha dichiarato in un comizio: “Obama, questa è la tua vittoria, ho perso per i miei demeriti, sei anche il mio Presidente, ti auguro di governare bene”. In Italia nel 2006 lo sconfitto Silvio Berlusconi rifiutò di stringere la mano al neo-eletto Romano Prodi, e, alla caduta del suo governo, tra i banchi dell’opposizione – in Parlamento – c’era gente che stappava bottiglie di spumante e mangiava mortadella con le mani… in Parlamento, appunto. Perchè in Senato c’era chi sputava addosso altre persone. Beh, altre abitudini…

Sto provando ad immaginare il neo-eletto Barak Obama che in 25 giorni si fa approvare dal suo parlamento una legge incostituzionale che lo protegge da qualsiasi processo a suo carico: uno scudo spaziale, insomma. Non gli potrà essere contestato alcun reato, che sia stato commesso prima o dopo la sua carriera politica, e di qualsiasi entità esso sia: stupro, omicidio, furto, nulla gli potrà essere contestato. Non credo durerebbe a lungo. Ma temo non durerebbe in alcuna Democrazia al mondo. Ma in Italia si. Beh, ma è ovvio: il nostro Presidente è sceso in politica apposta per farsi delle leggi ad personam per evitare il carcere, ci mancherebbe che dopo tutti questi sforzi il parlamento non gli approvasse questa legge! Un pò di coerenza, per Giove! Massì perché se in Italia commetti dei reati non vai in galera: ti fai eleggere, magari sfruttando giornali e televisioni di tua proprietà per farti un pò di sana propaganda, e ti fai lo scudo spaziale. O al massimo depenalizzi il reato. Poi se costruisci interi quartieri abusivamente c’è il condono edilizio, mica lo smantellamento! Diamine, vogliamo premiarli ‘sti sforzi o no?

Sempre a proposito di sforzi premiati: correva l’anno 1995 quando l’allora Presidente degli Stati Uniti, tale Bill Clinton è incappato in uno scandalo giornalisticamente noto come Sexgate: con una stagista di nome Monica Lewinsky ebbe incontri erotici nella sala ovale della Casa Bianca. Questo episodio ha influenzato molto la seconda Presidenza di Clinton, in particolare costringendo quest’ultimo a subire un lungo procedimento giudiziario. La stagista, nonostante il sacrificio, non ha tratto nessun giovamento politico dall’accaduto. In Italia invece una giovane modella di calendari e valletta televisiva, all’epoca dei fatti impegnata con il grandissimo Davide Mengacci in una trasmissione di ricette culinarie in onda la domenica mattina, ha avuto la fortuna di incontrare il Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi. Dopo le ripetute avances di quest’ultimo pare sia avvenuto il fatidico incontro di carattere sessuale. Dico pare, perchè le presunte prove telefoniche della vicenda sono tenute forzatamente nascoste dallo stesso Presidente (non pensate subito alla censura, siete i soliti maliziosi…). Bene, da quel momento giustizia è stata fatta: la giovane e bellissima donna ha finalmente ottenuto ciò che le spetta: la poltrona del Ministero delle Pari Opportunità! Siamo davvero un Paese Democratico! Solo che stranamente quando qualcuno prova ad accennare a questa amorevole vicenda, dai protagonisti scattano continue querele e richieste di risarcimento danni. Forse non vogliono che gli sia fatta pubblicità gratuita… Che animi nobili!

Mi viene voglia di trasferirmi in America… Lo slogan elettorale di Obama è stato: “CHANGE: YES WE CAN”. POSSIAMO CAMBIARE. Vi prego, invadeteci. Invadeteci, e cambiate anche noialtri

Di Pino Volpe

Giuseppe Ivan Volpe, nato a Napoli l'11 dicembre 1980. Diplomato all'Istituto LGD (Laboratorio di Grafica e Design) di Napoli, lavoro a Venezia dal 2006 come webdesigner. Ho un grande interesse per la comunicazione pubblicitaria, il marketing, la fotografia, l'apprendimento (ho una buona conoscenza di Inglese e Spagnolo, sia parlato che scritto), lo sport e i viaggi.

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